Riflessione

 

 

„… riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo,

eterna, nei cieli.“

  1. Cor. 5,1

Probabilmente l’ultimo. Un punto di luce giallo sul cespuglio di rose nel nostro giardino. Quasi con sfida, resiste, mentre le foglie gli girano intorno, per cadere finalmente a terra. È novembre – è tempo di dire addio alle giornate calde e luminose. L’umidità nebbiosa, il freddo e l’oscurità prendono il sopravvento e spostiamo i mobili da giardino in casa, le stufe vengono accese, il tè sostituisce sempre più spesso le bevande fredde. Atmosfera di novembre – in questi giorni si fa avanti un’atmosfera del tutto singolare. Mi vengono in mente dei versi di poesia: “Chi non ha casa adesso, non la avrà” (Rilke). I giorni della memoria che evocano ricordi di cose passate, cose perse, intensificano l’umore depresso. Accondiscendere alla pesantezza della vita, ascoltare storie che sono state create da uomini, portare la morte nella vita. Passare dal sospiro al desiderio, non stare lì denudato. Non essere un albero senza foglie, non essere un essere umano senza una casa celeste, con tutte le malattie, le violenze, i senza tetto e l’aborto dei giorni di vita. Riusciamo in questo peregrinare dalla tristezza alla speranza, come un processo interiore del cuore?

Forse allora, se faccio attenzione alla contromossa. Una luce in mezzo all’oscurità. Prima una, poi due, … e poi un intero albero pieno di luci, uno scintillio ed un luccichio colorato. Gli occhi percepiscono, le orecchie sentono: “Un bambino è nato per voi, Meraviglia,, Principe della Pace”. E il cuore? Possiamo capire cosa significa? Avvertiamo la speranza che parla di questo messaggio, la forza che è capace di dare? Riconosciamo i segni della vita in mezzo alla morte che ci circonda?       Il vostro pastore Carsten Gerdes

 

 

 

“Signore: è il momento. Era lunga l’estate…”

(R.M. Rilke)        

Ora tutto ricomincia: lavoro, scuola, comunità, appuntamenti.

L’estate è stata lunga e intensa e ora tutti sono tornati ai blocchi di partenza. Avanza tuttavia anche un senso di esitazione: cosa

ci porterà l’autunno? Ci sarà di nuovo una chiusura improvvisa e verremo tutti mandati a casa come un anno fa?

O quest’anno andrà tutto meglio grazie alle vaccinazioni?

Mi rendo conto che io, e molti altri intorno a me, siamo in vigile attesa.

Non sperare di nuovo nella normalità, e poi restare delusi.

Soprattutto quando penso alla scuola e a tutti i bambini ed ai ragazzi mi viene l’ansia. Speriamo di non dover nuovamente riprendere con le lezioni a distanza!

“Fiducia” è la mia parola chiave per questi dubbi. Alzare la testa e non guardare soltanto i propri piedi. Mi calmo se guardo in lontananza. Abbiamo fatto così tanto per gestire la pandemia, ce la faremo anche in quest’ultimo pezzo.

Nel libro di Giosuè troviamo frasi rivolte ad un uomo scoraggiato: “Non te l’ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non aver paura e non sgomentarti, perché l’Eterno, il tuo Dio, è con te dovunque tu vada” (Giosuè 1: 9)

Queste sono le parole che Dio ha rivolto a Giosuè, che guarda con paura al futuro.

Gli dice: “Osserva i miei comandamenti e confida nel mio aiuto. Allora niente può davvero attaccarti. Mi fa bene udire ciò. Mi calma e mi rende più stabile dentro di me.

Non siamo soli e Dio al nostro fianco ci rafforza in tempi incerti.

Non ha a che vedere con la diffusione del virus – ma con qualcosa di grande, come mi sento.

Vi auguro di poter restare dentro di voi calmi e fiduciosi, e di non perdere così il sorriso.                                           Vostra Magdalena Tiebel-Gerdes

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una conversazione in classe sulla morte di Gesù in croce. “Perché Gesù doveva morire?”, chiede uno. Leggiamo insieme la storia della Passione e raccogliamo le risposte: perché il suo amore era troppo grande per questo mondo e ciò gli procurava fastidio. Perché Egli (ed Egli stesso) era la via di Dio per noi uomini. Perché Gesù ha accettato questa via e il suo sacrificio. Perché la gente voleva sbarazzarsi di lui. Perché i suoi amici erano deboli e non stavano al suo fianco.

Alcune cose sono facili da comprendere per gli studenti, forse lo sanno già dalle loro esperienze di vita (per esempio un tradimento). Altro invece può essere traumatico: “Perché Dio l’ha voluto?”. Questo è il nocciolo della questione: Può esserci un effetto positivo per gli altri se uno si lascia uccidere per loro? E ancora, se questo fosse un Gesù? In egual misura Dio e uomo?

Questo pensiero è davvero difficile da comprendere. Anche se…? Anche ai giorni d’ oggi succede che qualcuno dà il suo letto di cura intensiva volontariamente per qualcun altro e così gli/le dona una nuova vita.

O accettare un trapianto. È paragonabile al dono della nuova vita attraverso la morte di Gesù?

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. “ (Giovanni 3, 16)

Il Venerdì Santo e la Pasqua riguardano la salvezza. Una nuova vita in questa e nell’altra vita. Questo è un enorme messaggio di consolazione pensando alle tante persone che sono scomparse in questi mesi! Ma è anche una fonte di forza per affrontare la morte e le difficoltà attuali.

La nuova vita attinge dalla fonte della fede e della vita. Il giovane alberello verde è il giusto messaggio della natura primaverile.

Auguro a tutti noi forza e speranza e una Pasqua benedetta!

Vostra Magdalena Tiebel-Gerdes